Albert Einstein

1879-1955

I settantasei anni che racchiudono la vita di Albert Einstein sono particolarmente densi e rilevanti per la storia.
Come non ricordare la grande depressione di fine ’800 e quella poi – se possibile ancora peggiore – del ’29? Come non ripensare alla Grande Guerra, all’ascesa del Nazismo e al crescere dell’ondata di antisemitismo e alla Seconda guerra mondiale? Chi non ha presente lo sgomento suscitato dai funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki e la quotidiana convivenza con un potenziale conflitto atomico che avrebbe radicalmente cambiato la civiltà umana?
Sfogliando i giornali o guardando la televisione ci capita spesso, in occasione di commemorazioni e anniversari, di vedere immagini che ci ricordano questi avvenimenti e chissà quante volte abbiamo desiderato saperne di più.
Ma esiste anche un’altra storia, apparentemente meno affascinante e avvincente, che scorre e si sviluppa contemporaneamente a quella che ben conosciamo. Una storia che ci parla di ricerca della conoscenza e sperimentazione, una storia che ha cambiato il mondo senza bisogno di guerre e rivoluzioni ma per mezzo di scoperte altrettanto dirompenti: è la storia della Scienza e protagonisti ne sono quelli che noi oggi chiamiamo scienziati.
Grandi uomini gli scienziati, persone eccentriche e solitarie che, come cavalieri del sapere, sfidano nell’isolamento dei propri laboratori i draghi dell’ignoranza per liberare il mondo alla conoscenza. Davvero persone uniche che come tali sembrano molto lontane da noi comuni mortali.
In realtà le cose non stanno così, e gli scienziati non lavorano per così dire sottovuoto ma sono eredi del mondo che li ha preceduti, parte di quello che li circonda e spesso ricca eredità per quello che seguirà.
E Albert Einstein non fa eccezione: conoscitore della meccanica e della fisica classica di Galilei e Newton, in contatto con i più importanti fisici del suo tempo e ancora oggi icona dello scienziato moderno e padre della fisica contemporanea.
I giochi di Einstein ci permette, attraverso le scoperte del grande scienziato, di ripercorrere una parte di storia della fisica – che abbiamo scoperto essere anche la nostra storia – sperimentando le rivoluzionarie teorie della relatività e dei quanti.
Arrivati a questo punto non dovrebbe stupirci più di tanto, occupandoci di Einstein, trovarci di fronte a Galilei e Newton, o incontrare le teorie riguardanti la luce e i campi elettromagnetici di James Clerk Maxwell o quelle connesse alla meccanica quantistica di Max Planck e Niels Bohr.
Per intravedere il percorso che la fisica ha intrapreso nell’ultimo secolo allora ci basterà sedere su piattaforme rotanti,  salire su tram relativistici o metterci in gioco in molti altri modi verificando personalmente gli effetti di alcuni importanti fenomeni sentendoci anche noi geni, forse, per un giorno.

 Ma chi è Albert Einstein?

Ci siamo mai chiesti “Chi è Albert Einstein?” Rispondere a questa domanda non dovrebbe essere troppo difficile dato che tutti ne abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita e probabilmente è anche capitato di vederlo ritratto in alcune foto d’epoca. “Un grande scienziato”, dovrebbe essere la nostra risposta più semplice, e qualcuno potrebbe specificare che si tratta di un fisico e che il suo nome è legato alla teoria della relatività.
Ma quando è nato? Come è cresciuto? E dove ha vissuto? Ancora una volta qualcuno potrebbe alzare la mano e dire “Io lo so, è nato a Ulm nel 1879”, e qualche altro aggiungere “Ha poi vissuto a Princeton” e così ricomporre, piano piano un quadro più o meno completo della sua vita.
Ma se vi dicessero che i suoi genitori temevano che fosse anormale a causa dei suoi disturbi del linguaggio che gli impedirono di parlare speditamente fino all’età di nove anni? E che i suoi professori lo consideravano uno studente indisciplinato e svogliato tanto che gioirono quando decise di abbandonare il ginnasio nel 1894? E cosa pensare della sua bocciatura all’esame di ammissione al Politecnico federale di Zurigo?
A ben guardare Einstein non è quello che ci saremmo aspettati, o per lo meno non solo quello, visto che fu molto di più e diverso dal grande fisico del ‘900 che molti di noi sono abituati a conoscere.
E questo anche senza soffermarci sul fatto che era solito usare come segnalibro delle banconote di grosso taglio, o che non portava mai i calzini e indossava spesso una maglietta recante l’immagine di Paperino. Senza contare che, già affermato studioso e vincitore del premio Nobel, si recava al lavoro indossando pantaloni sformati e un maglione giallo da “venditore di birra”.
Forse allora vale la pena soffermarsi un po’ sull’uomo Einstein tralasciando lo scienziato.

Albert da giovane

La vita di  un apprendista genio

Sicuramente il piccolo Albert non era un bambino comune. Al di là dei suoi problemi di espressione ai quali abbiamo già accennato, molte sono le particolarità che lo distinguevano dagli altri coetanei e che sicuramente influirono sulla sua formazione.
L’essere ebreo – anche se di famiglia non strettamente osservante – deve averlo condizionato soprattutto a partire dal suo percorso scolastico. Infatti si trovò, anche per motivi economici, a frequentare un istituto elementare cattolico (la Peterschule): unico ebreo della sua classe, insofferente alla disciplina militarista e alle esercitazioni sportive e paramilitari a cui erano obbligati i bambini nella Germania guglielmina, non si applicò mai con costanza e successo.
Le cose invece andavano in maniera decisamente diversa a casa dove si dimostrava pieno di ingegno e interessi. Merito sicuramente della madre Pauline che, amante delle lettere e della musica, lo spinse a studiare il violino, ma anche del padre Hermann e dello zio paterno Jakob che lo stimolarono con regali – che oggi ci sembrano insoliti – come una bussola o un libro di geometria.
Quando Albert passò nel 1889 a frequentare il Reale Ginnasio Luitpold di Monaco di Baviera, iniziò per lui il periodo più turbolento della sua giovinezza ma anche quello più importante per la sua formazione.
Mentre a scuola la sua irrequietezza e indolenza aumentavano, fu l’amicizia con Max Talmey, uno studente di medicina più grande di lui di undici anni, che stimolò in lui l’interesse per le scienze. Infatti Talmey era solito prestargli libri ora di divulgazione scientifica e matematica, ora di filosofia e tecnica che puntualmente venivano voracemente letti dal giovane Albert aumentando in lui la voglia di sapere. Nel 1894 interruppe gli studi e raggiunse l’Italia dove la famiglia si era nel frattempo trasferita per lavoro.
È un momento difficile: la famiglia versava in cattive condizioni economiche con il padre che si stava avviando al secondo fallimento commerciale della sua vita, e il figlio maggiore – Albert appunto – abbandonando la scuola prima del diploma cominciava a sostenere che voleva rinunciare alla cittadinanza del Württemberg (cosa che riuscirà ad ottenere all’inizio del 1896) e uscire dalla comunità ebraica. L’estate passò velocemente e nell’autunno del 1895 Albert sostenne l’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo. L’esito? Una solenne bocciatura. Tuttavia il professore di fisica Heinrich F. Weber si accorse che la preparazione del giovane Einstein in matematica e fisica era nettamente superiore alla media. Una soluzione venne allora trovata: Albert avrebbe frequentato per un anno la scuola cantonale di Aarau e, conseguito il diploma, sarebbe stato ammesso al politecnico l’anno seguente. Questa volta le cose andarono per il meglio – forse anche per il clima più liberale e democratico che si respirava nelle scuole svizzere – e dopo essersi diplomato, nell’ottobre del 1896 si trasferì a Zurigo dove iniziò i corsi per ottenere l’abilitazione all’insegnamento di matematica e fisica. L’indole particolare di Albert ancora una volta lo spinse a prediligere i propri interessi – i laboratori di fisica – tralasciando di applicarsi alla matematica e alla fisica teorica.
Fu proprio durante i corsi di fisica che conobbe Milena Marić, unica donna a frequentare il Politecnico, la quale diventerà poi sua moglie nel 1903.
Ottenuto nel 1900 il diploma di specializzazione che lo abilitava all’insegnamento di matematica e fisica, Einsten si accinse a cercare un’occupazione, cosa che divenne alquanto pressante visto che era venuto meno un sussidio che gli passava una zia di Genova e che doveva dimostrare di avere un’occupazione per ottenere la cittadinanza svizzera di cui nel frattempo aveva fatto richiesta. Le varie domande per ottenere un posto di assistente non andarono a buon fine e allora si risolse, per mantenersi, a tenere alcune lezioni private e diverse supplenze al politecnico di Winterthur. Alla fine, grazie all’interessamento di Marcel Grossmann suo compagno di studi, riuscì ad ottenere, nel giugno del 1902, un posto come esperto tecnico all’Ufficio brevetti di Berna. Qui incontrò Michele Besso e Joseph Sauter, due colleghi con i quali discusse la teoria della relatività ristretta. Fu proprio negli anni in cui prestò servizio come funzionario statale all’ufficio brevetti di Berna che Einstein cominciò ad elaborare quelle teorie che rivoluzioneranno la fisica.

Professor Einstein

Un genio tra scienza e coscienza 

Arrivati a questo punto sono molte le cose che, concentrandoci sulla sua carriera scientifica, potremmo ricordare di Albert Einstein. Innanzitutto le tre pubblicazioni del 1905 delle quali una gli consentì di vincere il premio Nobel (1921) per la legge dell’effetto fotoelettrico, l’altra si pose come base della teoria della relatività e la terza permise di confermare l’esistenza degli atomi. E poi ancora viaggi e conferenze in ogni parte del mondo, riconoscimenti e onorificenze, la docenza in molte università e la presidenza in diversi istituti e commissioni scientifiche. Senza contare l’equivalenza di massa ed energia sintetizzata nella famosa formula E = mc2.
Ma se tralasciamo tutto questo ci accorgeremo che Albert Einstein è anche molto altro.
Da un lato la sua vita privata segnata dalla nascita di due figli – Hans Albert (1904) e Eduard (1910) – dal divorzio da Milena (1919), dalle seconde nozze con la cugina Elsa Löwenthal (1919) e dallo speciale rapporto che ebbe per tutta la vita con la sorella Maja
Dall’altro il suo essere uomo pubblico in contatto e amicizia con personalità del mondo scientifico, politico e dello spettacolo.
Nonostante la sua fama crescesse in maniera esponenziale a partire dal 1919, Einstein rimase sempre una persona estremamente semplice e riservata che fece uso della propria notorietà solo per iniziative da lui ritenute giuste.
Eccolo allora, schierarsi tra i pacifisti a partire dal 1914 e poi intensificare i propri appelli alla pace in un vero e proprio crescendo. E ancora adoperarsi a favore del movimento sionista nonostante fosse uscito dalla comunità ebraica fin dal 1895 o mettere al servizio delle cause in cui credeva anche la propria grande passione per il violino. Più di una volta infatti suonò in pubblico per raccogliere fondi. Ne sono un esempio la serata tenutasi a New York nel 1934 a favore degli scienziati tedeschi fuggiti dalla Germania, o quella per i figli dei rifugiati politici svoltasi a Princeton nel 1941.
Perseguitato dai nazionalsocialisti perché ebreo, Einstein, che nel momento in cui Hitler prese il potere nel 1933 si trovava negli Stati Uniti, non fece mai più ritorno in Germania. Eletta Princeton come propria dimora definitiva, nel 1939 alla vigilia della Seconda guerra mondiale scrisse due lettere al presidente americano Franklin D. Roosevelt per stimolare le autorità statunitensi a impegnarsi negli studi sulla bomba atomica. Dopo gli orrori dell’agosto 1945 di Hiroshima e Nagasaki ebbe a dire: «Ho commesso il più grosso errore della mia vita, firmando la lettera al presidente Roosevelt per sollecitare la produzione della bomba atomica, anche se il pericolo che fossero i tedeschi a produrla può in qualche modo giustificarmi».
Questi tragici eventi segnarono a tal punto l’animo del grande scienziato da trasformarlo nel più acerrimo nemico delle armi atomiche e della loro proliferazione. Quasi si sentisse responsabile per il contributo scientifico che la sua scoperta del rapporto tra massa ed energia (il famoso E = mc2) aveva fornito alla realizzazione delle bombe atomiche, trascorse gli ultimi anni della sua vita mettendo in guardia l’umanità contro i pericoli di autodistruzione nei quali incorreva. Appena qualche giorno prima di spegnersi all’ospedale di Princeton il 18 aprile del 1955, trovò il tempo e la forza di sottoscrivere un ultimo appello alla pace.
Ragazzo indisciplinato, genio precoce, docente universitario, padre di famiglia, amante della musica, persona solitaria, amico dei bambini, grande pacifista e padre putativo della bomba atomica. Questo e molto altro è stato Albert Einstein, grande scienziato che ha rivoluzionato la fisica del ‘900. Come sua immagine più famosa ci ha lasciato, forse involontariamente, una foto che era solito mandare agli amici come biglietto d’auguri: con una bella lingua Albert ci saluta!